Che
cos’è un attacco di panico?
L’attacco di panico è un
episodio di intensa ed improvvisa paura, caratterizzato da sintomi fisici come
palpitazioni, sudorazione, tremori, sensazione di oppressione, di soffocamento,
nausea, sensazione di sbandamento, brividi o vampate di calore, e sintomi cognitivi
come paura di impazzire, di morire, sensazioni di irrealtà. La durata di un attacco di panico può variare da uno a
venti minuti, con un picco massimo di percezione dei sintomi che viene
raggiunto generalmente in dieci minuti.
La
parola panico trae origine dalla mitologia greca in cui si narra del dio Pan,
metà uomo e metà caprone, che con le sue
sembianze e le sua urla terrificanti provocava nei passanti da cui si sentiva
disturbato, uno stato di intenso terrore, una paura incontrollata ed
improvvisa, il panico appunto.
L’esperienza
dell’attacco di panico è vissuta come orribile, sconvolgente, inoltre lascia
nella persona sensazioni di affaticamento, confusione, e sconforto per
l’accaduto. Data la tipica sintomatologia, tende a svilupparsi la convinzione
di avere un problema fisico, la maggior parte delle volte cardiaco, e spesso
seguono numerose visite mediche.
L’attacco di panico è fortemente
condizionato dal modo in cui la persona percepisce gli eventi fisici, infatti le
sensazioni corporee avvertite vengono interpretate come segnali di un pericolo
incombente e ciò produce un aumento dell’ansia. In altre parole il modo di pensare durante
un attacco di panico contribuisce a peggiorare i sintomi fisici e di conseguenza
i pensieri ansiosi creando un circolo vizioso in cui i vari sintomi si
alimentano a vicenda.
La persona, inoltre, tende a sottostimare le proprie risorse
personali, le proprie capacità di far fronte alla situazione percepita come pericolosa.
Alcuni sperimentano
un unico attacco di panico occasionale, spesso, però, dopo tale spiacevole
esperienza si innesca una paura costante di sperimentare di nuovo gli stessi
sintomi, si tende a focalizzare l’attenzione sui segnali fisici, sviluppando così
la paura della paura, che
può trasformare il singolo attacco di panico in un vero e proprio disturbo.
Si parla di disturbo di panico
quando sono presenti attacchi di panico inaspettati e ricorrenti,
preoccupazione persistente per il loro ripresentarsi, timore delle conseguenze
degli episodi di panico (ad esempio diventare pazzo, perdere il controllo,
avere un infarto), e alterazione del comportamento abituale della persona (ad
esempio evitare delle situazioni percepite come minacciose).
La persona che soffre di
attacchi di panico spesso sviluppa una forte ansia e paura di trovarsi in alcune
circostanze, come stare da soli, essere in mezzo alla folla, rimanere bloccati
nel traffico, allontanarsi dalla propria abitazione, percorrere gallerie, ovvero
quelle condizioni in cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o
ricevere aiuto nel caso di un malore (agorafobia).
Conseguenza degli
attacchi di panico è dunque la tendenza ad evitare tutte le situazioni o luoghi
percepiti come pericolosi, portando così gravi limitazioni alla propria
autonomia. La paura di un eventuale
nuovo attacco, inoltre, porta uno stato di tensione generale ed irritabilità
che tendono a presentarsi costantemente.
Dopo aver sperimentato per la prima volta questo intenso
disagio fisico ed emotivo, dunque i fattori che mantengono ed incrementano il
problema, sono l’attenzione selettiva ai sintomi fisici, i comportamenti
protettivi e l’evitamento.
Tutto ciò contribuisce a
modificare completamente il proprio stile di vita, lo svolgimento delle
abituali attività quotidiane è compromesso, si creano forti impedimenti nei
rapporti interpersonali e dunque chiusura in se stessi, oltreché limitazioni
alla vita lavorativa. La persona cerca in questo modo di proteggersi dalla
sofferenza ottenendo, però, l’effetto opposto, ovvero alimentandola.
Quali
sono le cause degli attacchi di panico?
Gli attacchi di panico
sono un fenomeno complesso, pertanto le cause sono da ricercarsi in vari
fattori predisponenti, come tratti di personalità, predisposizione
genetica, eventi risalenti alla prima infanzia, tendenze al pensiero negativo e
catastrofico, soglie fisiche più basse di reattività allo stress, esposizione
prolungata ad eventi stressanti.
Come
controllare gli attacchi di panico?
Molto
importante è affrontare tempestivamente il problema in modo che non divenga radicato.
In molti studi, la terapia cognitivo comportamentale è
risultata il miglior trattamento per gli attacchi di panico.
Obiettivi della
terapia sono identificare e modificare le convinzioni distorte che portano
all’ansia, ridurre i comportamenti protettivi e di evitamento che mantengono il
problema, individuare le risorse personali, apprendere strategie per una
maggiore gestione dei sintomi del panico, così da ottenere un miglioramento generale della
qualità di vita.






