giovedì 26 maggio 2016

GLI ATTACCHI DI PANICO

No Panico
Che cos’è un attacco di panico?
L’attacco di panico è un episodio di intensa ed improvvisa paura, caratterizzato da sintomi fisici come palpitazioni, sudorazione, tremori, sensazione di oppressione, di soffocamento, nausea, sensazione di sbandamento, brividi o vampate di calore, e sintomi cognitivi come paura di impazzire, di morire, sensazioni di irrealtà. La durata di un attacco di panico può variare da uno a venti minuti, con un picco massimo di percezione dei sintomi che viene raggiunto generalmente in dieci minuti. 

La parola panico trae origine dalla mitologia greca in cui si narra del dio Pan, metà uomo e metà caprone, che con le sue sembianze e le sua urla terrificanti provocava nei passanti da cui si sentiva disturbato, uno stato di intenso terrore, una paura incontrollata ed improvvisa, il panico appunto.

L’esperienza dell’attacco di panico è vissuta come orribile, sconvolgente, inoltre lascia nella persona sensazioni di affaticamento, confusione, e sconforto per l’accaduto. Data la tipica sintomatologia, tende a svilupparsi la convinzione di avere un problema fisico, la maggior parte delle volte cardiaco, e spesso seguono numerose visite mediche.

Circolo del PanicoL’attacco di panico è fortemente condizionato dal modo in cui la persona percepisce gli eventi fisici, infatti le sensazioni corporee avvertite vengono interpretate come segnali di un pericolo incombente e ciò produce un aumento dell’ansia. In altre parole il modo di pensare durante un attacco di panico contribuisce a peggiorare i sintomi fisici e di conseguenza i pensieri ansiosi creando un circolo vizioso in cui i vari sintomi si alimentano a vicenda.

La persona, inoltre, tende a sottostimare le proprie risorse personali, le proprie capacità di far fronte alla situazione percepita come pericolosa.


Alcuni sperimentano un unico attacco di panico occasionale, spesso, però, dopo tale spiacevole esperienza si innesca una paura costante di sperimentare di nuovo gli stessi sintomi, si tende a focalizzare l’attenzione sui segnali fisici, sviluppando così la paura della paura, che può trasformare il singolo attacco di panico in un vero e proprio disturbo.

Si parla di disturbo di panico quando sono presenti attacchi di panico inaspettati e ricorrenti, preoccupazione persistente per il loro ripresentarsi, timore delle conseguenze degli episodi di panico (ad esempio diventare pazzo, perdere il controllo, avere un infarto), e alterazione del comportamento abituale della persona (ad esempio evitare delle situazioni percepite come minacciose).

La persona che soffre di attacchi di panico spesso sviluppa una forte ansia e paura di trovarsi in alcune circostanze, come stare da soli, essere in mezzo alla folla, rimanere bloccati nel traffico, allontanarsi dalla propria abitazione, percorrere gallerie, ovvero quelle condizioni in cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o ricevere aiuto nel caso di un malore (agorafobia).

Conseguenza degli attacchi di panico è dunque la tendenza ad evitare tutte le situazioni o luoghi percepiti come pericolosi, portando così gravi limitazioni alla propria autonomia. La paura  di un eventuale nuovo attacco, inoltre, porta uno stato di tensione generale ed irritabilità che tendono a presentarsi costantemente.

Dopo aver sperimentato per la prima volta questo intenso disagio fisico ed emotivo, dunque i fattori che mantengono ed incrementano il problema, sono l’attenzione selettiva ai sintomi fisici, i comportamenti protettivi e l’evitamento.

Tutto ciò contribuisce a modificare completamente il proprio stile di vita, lo svolgimento delle abituali attività quotidiane è compromesso, si creano forti impedimenti nei rapporti interpersonali e dunque chiusura in se stessi, oltreché limitazioni alla vita lavorativa. La persona cerca in questo modo di proteggersi dalla sofferenza ottenendo, però, l’effetto opposto, ovvero alimentandola.

Quali sono le cause degli attacchi di panico?
Gli attacchi di panico sono un fenomeno complesso, pertanto le cause sono da ricercarsi in vari fattori predisponenti, come tratti di personalità, predisposizione genetica, eventi risalenti alla prima infanzia, tendenze al pensiero negativo e catastrofico, soglie fisiche più basse di reattività allo stress, esposizione prolungata ad eventi stressanti.

Stop Panico
Come controllare gli attacchi di panico?
Molto importante è affrontare tempestivamente il problema in modo che non divenga radicato.
    
In molti studi, la terapia cognitivo comportamentale è risultata il miglior trattamento per gli attacchi di panico. 

Obiettivi della terapia sono identificare e modificare le convinzioni distorte che portano all’ansia, ridurre i comportamenti protettivi e di evitamento che mantengono il problema, individuare le risorse personali, apprendere strategie per una maggiore gestione dei sintomi del panico,  così da ottenere un miglioramento generale della qualità di vita.
Panico Cosa Fare

venerdì 6 maggio 2016

COME MIGLIORARE L’AUTOSTIMA





“L’autostima non va da sé: si acquisisce.” 
(N. Branden)



Alcuni suggerimenti per sviluppare e potenziare la stima di sé.

  • Impara ad apprezzare te stesso per le tue doti, a riconoscere le tue qualità, a gioire dei tuoi risultati. Un compito molto utile per esercitarsi ad individuare i propri punti di forza è compilare un elenco delle proprie qualità. Rifletti e scrivi una lista di ciò che ami di te. Se hai difficoltà a compilarla da solo, chiedi  un aiuto alle persone che ti sono vicine. Rileggi spesso questo elenco.

  • Impara ad accettare e rispettare te stesso, le tue debolezze, i tuoi errori. Ricorda che gli sbagli rappresentano delle importanti occasioni di crescita e di apprendimento, rifletti sui tuoi errori per evitare di ripetere lo stesso comportamento in futuro, per agire in modo più costruttivo e dunque migliorare. Impara ad accettare le tue emozioni senza giudicarle, sii più amorevole verso te stesso. Spesso il critico più severo risiede in sé. Sviluppare la capacità di non prendersi troppo sul serio, ridere dei propri errori aiuta ad affrontare la vita con maggiore leggerezza e liberi dal peso del giudizio.

  • Impara a riconoscere e prestare attenzione ai tuoi bisogni, prova a comprendere cosa ti piace fare, cosa ti fa stare bene. Rispetta i tuoi valori e le tue credenze. Tutto ciò ti consentirà di sentirti maggiormente appagato.

  • Impara a riconoscere i pensieri negativi (“non riuscirò mai”)  ed a sostituirli con pensieri positivi (“posso farcela”). Il modo di pensare influisce sullo stato d’animo e sui comportamenti che mettiamo in atto.

  • Impara a riconoscere ed accettare la responsabilità delle tue azioni, così da poter trovare in maniera diretta soluzioni ai problemi. Poniti degli obiettivi realistici e raggiungibili, inizia dalle cose più semplici e procedi per piccoli passi, valuta regolarmente i progressi fatti. Può essere utile impostare un piano di lavoro in forma scritta.

  • Evita il paragone con gli altri, ma impara a riconoscere le tue potenzialità specifiche. Ogni persona ha le proprie specificità. Ogni persona è unica.

  • Sviluppa uno stile comunicativo assertivo, un modo di esprimere se stessi, le proprie emozioni ed opinioni, ed un modo di entrare in relazione con le persone equilibrato, rispettoso, sincero, senza essere aggressivi o passivi.

giovedì 5 maggio 2016

L'AUTOSTIMA


L'autostima indica la valutazione della persona circa se stessa. Comprende la profonda consapevolezza del proprio valore, la fiducia nelle proprie capacità, la soddisfazione di sé.

        L’autostima influenza le relazioni, le capacità decisionali, la capacità di riuscire ad individuare e raggiungere i propri obiettivi, la capacità di riuscire a superare le difficoltà, ovvero il proprio equilibrio interiore ed il benessere personale. L’autostima rappresenta, dunque,  una componente basilare della persona.

Conseguenze di una bassa autostima sono senso di inadeguatezza, scarsa fiducia nelle proprie capacità, paure, ansia, insicurezza, difficoltà interpersonali, mancata realizzazione delle proprie potenzialità, dipendenza dal giudizio altrui, atteggiamento eccessivamente compiacente e passivo verso gli altri, depressione.

Una buona autostima, invece, consente di sviluppare una considerazione corretta di se stessi, delle proprie qualità e dei propri limiti, di stabilire buone relazioni, di apprezzare gli altri, di affrontare meglio le difficoltà della vita, di non dipendere dal giudizio altrui, di sviluppare le proprie potenzialità, di non aver paura di sbagliare, di riconoscere i propri errori e di lavorare per migliorarsi.

Una buona stima di sé non va confusa con un’autostima eccessiva, quest’ultima infatti porta con sé orgoglio, caparbietà, incapacità di riconoscere i propri errori, presunzione, tendenza a sminuire gli altri, rapporti poco costruttivi con gli altri.

È possibile sviluppare e migliorare l’autostima. L’acquisizione di una sana stima di sé che consenta una visione realista di se stessi, la valorizzazione delle proprie risorse personali, la valutazione dei propri punti di forza e di debolezza,  e di raggiungere la propria realizzazione avviene attraverso un percorso che porta a lavorare su stili di comunicazione inefficaci, timori e pensieri irrazionali.